Non siamo assolutamente nessuno. Veramente, fatti li cazzi tua.
Per essere qui stasera, Johnson oggi ha rinunciato persino all’incontro
con il suo “amico” Donald Trump in visita in Regno Unito. “I discorsi
One Nation sono simili a colloqui di lavoro preliminari per la conquista
della leadership”, hanno spiegato a Repubblica due parlamentari
conservatori all’uscita dall’adunata. Loro, come molti altri, sono
rimasti soddisfatti della “convincente” prestazione di Johnson, accolto
da applausi e colpi sul muro dopo il turno del ministro degli Interni
Sajid Javid e quello dello Sviluppo Internazionale Rory Stewart, anche
loro in lizza per la poltrona più importante dei Tories e molto
probabilmente di premier britannico.
Con il suo inconfondibile accento etoniano e il capello biondo tagliato
di fresco (la leggenda dice che quando accorcia la chioma spesso è
perché punta a qualcosa di importante), Johnson ha iniziato ad arringare
subito i suoi colleghi. “Non voglio un No Deal”, cioè l’uscita del
Regno Unito senza accordo dall’Unione Europea catastrofica secondo molti
analisti e la stessa Banca d’Inghilterra, “ma dobbiamo prepararci a
questa possibilità e l’Ue ce lo dovrà permettere qualora ci trovassimo
di fronte a questa scelta”, aggiungendo poi un bizzarro paradosso, “più
saremo convinti nel perseguire il No Deal, meno sarà probabile un’uscita
dall’Ue senza accordo”.
Poi, per quello che abbiamo potuto sentire, Johnson si è chiaramente
detto “contro un secondo referendum sulla Brexit, io non sono d’accordo
perché sarebbe antidemocratico e non possiamo permettercelo perché già
quello del 2016 (in cui lui è stato protagonista decisivo, ndr) è stato
divisivo. Ma se la questione della Brexit dovesse prorogarsi”, ha
continuato Johnson, “allora le pressioni per un secondo voto popolare
crescerebbero sempre di più”.
Ed ecco, dunque, perché la prossima scadenza del 31 ottobre “non potrà
essere assolutamente prorogata”, ha sottolineato l’ex sindaco di Londra,
“anche perché altrimenti il nostro partito conservatore rischia
l’estinzione”. Ma come si fa con il “backstop”, cioè la controversa
clausola imposta dall’Ue e inclusa nell’accordo May sulla Brexit che
prevede la permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale Ue per
preservare la pace e la fluidità del confine tra le due Irlande del
Nord? Per Boris Johnson “il backstop deve essere eliminato da ogni
possibile e futuro accordo con l’Ue e va sostituito con “soluzioni
tecnologiche” (che qui a Westminster chiamano Malthouse). Una
prospettiva che l’Unione europea non ha mai accettato, nemmeno in minima
parte, che per tutti è ancora impraticabile nella realtà e che dunque
aprirà a uno scontro notevole tra Bruxelles e Johnson potenziale premier
britannico. Infine, il biondo Boris ha detto che “sono l’unico che può
fermare Farage e anche Jeremy Corbyn”. Anche questo si vedrà.